MASSINO TROISI: "RICOMINCIO DA...TRENT'ANNI"
Il film "Ricomincio da tre", il primo diretto da Massimo, ha trent’anni. Per ricordarlo l’associazione culturale "La Piccionaia", in collaborazione con l’Assessorato comunale alla Cultura, retto da Antonella Di Nocera, ne ha fatto una festa al Maschio Angioino, venerdi 16 settembre. A fronte di un biglietto di 5euri si è assistito ad un Memorial su questo grande, cui hanno partecipato amici e sodali, che hanno dato un festoso, intelligente e vario contributo di ricordi. C’è stata una presentazione di video, di clips, brani e sequenze scelte da vari film; ma anche di inediti sulla sua vita privata, raccolti e montati, con efficacia, una rispettosa, affettuosa e stimolante visione critica d’insieme, da Maria De Razza. Mentre Giuseppe Borrone, critico, esperto e appassionato del cinema di Troisi, che ne ha avuto l’idea, già proposta con successo nell’ambito del suo Cineforum "storico" al Cinema La Perla, di cui è Direttore Artistico, ha presentato la serata, insieme a Antonio Landolfi, Amedeo Colella. Contestualmente, è stato istituito il Premio "Ricomincio da Napoli", che vuole mettere nella dovuta evidenza le visioni sperimentali e innovative che diano sia uno sguardo "diverso" sulla nostra città, o che esprimano una capacità interpretativa della modernità, attraversata dalla creatività partenopea. E la prima edizione ha visto premiato il film a cui è ispirato lo stesso premio. Scelta che enfatizza ulteriormente il valore dello stesso film, che nel tempo è cresciuto nella memoria collettiva; e ne sottolinea gli aspetti di "lunga durata" braudeliana della sua qualità. Esso si presentò come il "gonfiamento" su pellicola e per 90 minuti, del fare cabarettistico di Troisi. Tuttavia non era così. Troisi, in veste di regista, attore, cosceneggiatore, insieme alla bravissima Anna Pavignano, anche sua compagna nella vita, era già privo della compagnia di Enzo Decaro, che contemporaneamente tentò in proprio un’avventura di autore cinematografico, per poi approdare ad una più sofferta e meritata affermazione come attore, ma insieme a Lello Arena, i due altri della "Smorfia", lo storico gruppo che li lanciò. Fu messo a fuoco nel film un nucleo narrativo-tematico più complesso e consapevole, che poneva in evidenza la profonda modernità della comicità troisiana. Il famoso tormentone "napoletano?", "emigrante?", metteva in luce, sotto le mentite spoglie di una modalità stilistica cabarettistica, il codice espressivo di partenza, un interrogarsi nuovo, in cui la napoletanità era vista come una delle componenti a pieno titolo della modernità. Il piccolo borghese, figlio di impiegatucci, che credono nei miracoli (la mitica irripetibile scena del dialogo col secchio…), implica il distacco critico da quei valori, e l’approdare all’accettazione di una paternità non propria: il colmo per un napoletano tradizionale che dovrebbe nutrirsi di spaghetti e merolismo (dio, onore e mammà). La stessa natura formativa del viaggio, intesa come un conclamato rito di transizione, ci viene suggerita dai due sceneggiatori: però in modo genialmente "altro" e rovesciato, attraverso la gag della citazione di Montaigne sul viaggio, che è rimpallata tra Massimo e Lello. Niente di saccente o auto elogiativo: sembrava una battuta di cabaret tra le altre; ma intanto la tematica è affermata con nitore. I critici, per fortuna non tutti, si fermarono a ciò che Massimo stesso diceva, o non diceva per pudore intellettuale, di sé; e non andarono più nel profondo. La stessa location iniziale del palazzo scarrupato e transennato, doveva mettere sull’avviso sulla valenza realistico-metaforica dei suoi rapporti con la città. Mentre l’ambiente familiare-sociale era descritto con tocchi decisi e chiarissimi, grazie a dialoghi efficaci. Sembrava teatro, mentre invece era finissima scrittura cinematografica. Il film ha trent’anni: ma sono diversi gli autori che ne hanno fatto tesoro. Oltre ad Alessandro Siani, c’è l’autore-attore, anch’egli di San Giorgio a Cremano, Eduardo Tartaglia: la sua è una commedia, tra cinema e teatro, che offre descrizioni psicologiche più sulle mezze tinte. Anch’egli, come Massimo, sa dare attraverso tocchi di comicità irresistibile, spesso in felice "combutta" con l’irresistibile Veronica Mazza (insieme presenti alla Festa), spunti molteplici sul vivere a Napoli.
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