Discutere di cibo al Festival Del Cinema Dei Diritti

Il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, è giunto alla sua IV Edizione.
Dall’8 al 19 Novembre 2011 avranno luogo una serie di numerosi appuntamenti che declineranno le tematiche dei Diritti Umani nei modi più articolati e complessivi possibili.
La caratteristica del Festival, nato a Napoli, è di essere fondato su una Rete di Associazioni, realtà sociali e di “movimento”, Cooperative impegnate nei settori sensibili, singole personalità, che lavorano nei vari territori submetropolitani e realtà di quartiere e che intendono costruire e produrre eventi in questa decade. Alcuni di questi eventi si svolgeranno in città nelle Sedi Universitarie (la Federico II e l’Istituto Suor Orsola Benincasa); oltre che in alcuni Scuole Superiori. Particolare rilievo hanno avuto il contributo di una realtà come l’Ospedale Santobono  Pausillipon, e una associativa di genitori dei piccoli degenti facenti capo ad esso, che ha costruito un evento molto partecipato come un incontro di calcio: l’aspetto ludico come affermazione di inalienabili Diritti all’assistenza e alla salute; e la giornata “costruita” a Scampia. Lì si è dato vita in vari siti del quartiere ad un’intera  e intensa “giornata” sulla “Calabria che resiste e non tace”, contro la ‘Ndrangheta e la passività sociale.
Poi, sempre con questo approccio organizzativo, vi sono stati una serie di eventi “centrali”, fatti di proposte cinematografiche, dibattiti, interviste, mostre nei luoghi dell’ex-Asilo Filangieri di via Scipione Maffei, a ridosso di via San Gregorio Armeno, dove sarà ospitato il Forum delle Culture Napoli 2013. La rassegna cinematografica concorsuale è al Cinema Astra, mentre la serata finale, che, oltre alla premiazione dei film migliori, avrà come tema “Il futuro di un’utopia possibile”, si terrà nel Complesso Monumentale San Lorenzo, Sala “Sisto V”. E’ un programma molto corposo (cfr. il sito: cinenapolidiritti.it; mi soffermerò solo su uno di questi: quello del cibo. Esso è stato affrontato a Portici. Il 9 nov, primo di tre appuntamenti, è stato visto il film Genuino clandestino” di Nicola Angrisano (ITA, 11), cui è seguito un vivace dibattito. Il regista, che, come si sa,  non è un singolo filmaker, ma un Collettivo di “cineasti d’assalto”, legato alla Street tv “Insu^ Tv”. Nel film era documentata l’attività di gruppi di Agricoltori che, per scelta culturale, hanno deciso di fare  ritorno all’attività primaria del lavoro nei campi. Però rifiutando le logiche del mercato finanziario che hanno strozzato l’agricoltura. L’hanno resa  oggi una propaggine passiva del capitale finanziario, senza alcun riferimento al cibo, alla nutrizione e a tutte quelle problematiche planetarie ad esse connesse: come la fame in cui versa un mlrd di esseri umani nel mondo; la simmetrica folle politica dell’approvvigionamento del cibo sulle nostre tavole, di cui si butta via ben il 34%; denutrizione patologica, da un lato; obesità-diabete, dall’altro.
I gruppi di contadini riuniti nei nostri territori nella prassi sociale condivisa della “Ragnatela”, propugnano un rovesciamento radicale della solita prospettiva del produttore che si trova ai margini di una filiera industriale commerciale che porta il cibo al consumatore, considerevolmente aumentato di prezzo; e di cui solo una minima parte va a quello, il più debole della catena.
La “Ragnatela”, che è una forma associativa libera e informale, ma funzionante come una specie di mercatino itinerante, promuove un maggiore avvicinamento del “cliente” al compratore: lo fa diventare parte attiva, consapevole e responsabile del processo produttivo, attraverso lo scambio tra eguali, la “peer-to-peer economy” e la creazione dei “Gruppi d’acquisto solidale”. Da qui scaturisce ciò che essi chiamano la “Certificazione Partecipata”, in cui non è l’ASL di turno a certificare l’igienicità di un prodotto, ma la mutua osservazione e cointeressenza tra venditore e compratore.
E’ chiaro che è una visione culturalmente rivoluzionaria che sovverte i modi tradizionali di approvvigionamento tipo Supermercati; richiede una cognizione complessiva dell’intera organizzazione dello scambio capitalistico. Ha a che fare piuttosto con le note tesi di Serge Latouche sulla “Decrescita”, in cui solo un abbandono della cultura dello sviluppo industriale-consumistico a ogni costo (in primis l’alimentazione) può salvare il nostro Pianeta dal collasso.