I giardini del Destino

David è un politico; conosce una ragazza che gli ispira un discorso, alla vigilia di una sconfitta, tale da trasformarla  in una sicura vittoria domani. Se ne innamora, ma dei misteriosi personaggi gli impediscono di vederla. Chi sono? Ha avuto un grande coraggio l’attore Matt Damon, protagonista del film, ad affidarsi al debuttante regista George Nolfi, anche sceneggiatore e produttore del film (USA, 11). D’altronde Nolfi è stato sceneggiatore di successo, autore di uno dei copioni della serie “Bourne”. Il presente film è tratto da un racconto del grande autore di Sci. Fi., ormai divenuto culto, Philip K. Dick: come lo sono stati “Blade Runner”, “Minority Report” e tanti altri. E’ inconfondibile la sua vena disperatamente romantica e profondamente umanistica, pur quando si pone problemi di assoluta metafisica, come in questo film. L’uomo è davvero libero nella sua volontà, o è condizionato sulla base di un qualche “disegno” architettato da un’entità? Il film si pone questo problema così assoluto con semplicità laica e diretta forza narrativa basata sul convincimento che emanano gli “angeli” di essere tali, e che il regista accredita presso di noi senza nessunissima enfasi. E’ così perché riesce a farceli apparire reali; direi quotidiani.  C’è un uso molto sobrio, veloce ed efficace di effetti speciali (curati da John Bair, Justin Ball, e Randall Balsmeyer); ma è la scenografia di Kevin Thompson, illuminata dalla fotografia del mago pluri-Oscar John Toll, a darci quell’atmosfera visuale di urbana mediocrità esistenziale, ma nelle cui linee, così banalmente prevedibili, si può nascondere di tutto, anche l’assoluto. Come le “porte”, che ci aprono mondi diversi, tutti attorno a noi: anche se la citazione è da “Matrix”, l’uso che ne fa è veloce e personale. Lancinante e intensissima è la storia d’amore, gravida di libertà, dei protagonisti.

30 ANNI DAL REFERENDUM SULL'ABORTO / 2 - ESSERE DONNA OGGI

A trent’anni dalla storica vittoria del Referendum confermativo sulla Legge 194, quella sul Diritto di Interruzione della Gravidanza nelle Strutture Pubbliche Ospedaliere, ci si pone la domanda: ma in tema di affermazione di Diritti, la condizione della Donna è migliorata o peggiorata? Il Diritto fondamentale della Parità (che è qualcosa di diverso della semplice "Eguaglianza"), è realmente praticato? Ovvero: si è costruito un quadro di condizioni materiali, sulla base di norme messe comunemente messe in pratica, per cui, "normalmente", nella società ci sia l’accesso a parità effettiva di prestazione/retribuzione tra uomini e donne? O per cui non ci deve esser alcun tratto distintivo che appartenga alla sfera del genere (tipo: l’avvenenza, la superficie di maggiore o maggiore nudità esposta, ecc.)? Da tutto ciò credo siamo lontani. Basta guardare la tv, e/o fare attenzione ai "valori" che caratterizzano la femminilità nella considerazione del successo mediatico. Questa riflessione non vuol negare validità o dimenticare tutto quell’orizzonte di ricerca che proprio negli anni 80 fondava la "Cultura della differenza": le filosofe del "Gruppo Diotima" ponevano l’accento sulle teorie di Luce Irigaray, che esploravano le specificità culturali e di "capacità cognitive" tipiche delle donne, anzi caratterizzanti l’universo femminile. Gli stessi anni 80, per dire…, di "Drive In" il primo varietà "d’assalto culturale", inventato da Antonio Ricci su Italia 1: l’unica "differenza" era nel perimetro toracico delle zombettant-sculettanti ballerine. Per quanto era l’ironia il clima principale che si respirava in quella trasmissione, non c’è dubbio che da lì è fortemente iniziato il tipo di considerazione mediatica che ha caratterizzato la messa in evidenza della concezione, molto limitante, della donna. Ma la "botta" che ha determinato il corso invasivo che conosciamo oggi dell’immagine al femminile, è il successo dei numerosi "Reality". Questo ha creato addirittura una nuova figura di professionista dello spettacolo che è specificamente quella di "Realyt-ante": figurante cioé che "lavora" in quei  Format. C’è tutto un universo di business, una via di spettacolarizzazione altra, carsicamente connessa a quella principale, ma che genera margini anch’essa, con un sottobosco e una ricaduta anche al di fuori dello show bitz: basti pensare come, dalle Letterine, le Veline, si sia passate alle Olgettine, le tizie che abitano l’esclusivo Condominio milanese dell’Olgettina, la cui attività principale è di essere "a disposizione" del Premier Silvio I, per le sue feste bungabunganti. Contro questo marasma culturale prende fortemente posizione un libro di Michela Murgia, che in particolare analizza il comportamento culturale della Chiesa, nei confronti della donna. E parte dalla religione per spiegare come sia stata proprio l’ideologia della Chiesa, assunta nei secoli con passività a determinare la concezione negativa della donna. Il titolo è "Ave Mary- E la Chiesa inventò la donna", Einaudi Stile Libero pp. 170, €16. Da sottolineare che la Murgia, scrittrice premiata, è profondamente cattolica. A partire dalla concezione di Maria Vergine, sempre presentata come fresca giovinetta vergine, mai sofferente o anziana, si è stabilito uno stereotipo di presenza evanescente, come donna e madre; oppure è sempre e solo "dolorosa", cioè in una funzione del tutto accessoria. Nell’800, ad esempio, quando si cominciò a parlare, in medicina, della possibilità di partorire escludendo il dolore, vi fu una levata di scudi contro, perché "era la Bibbia" che "condannava" a partorire "nel dolore". Come viene sottaciuto che nella Bibbia vi sono decine di immagini femminili che definivano Dio: come ebbe a dichiarare Papa Luciani, attaccato per questo dall’implacabile Cardinale Ratzinger, allora all’ex-Sant’Uffizio. Lo stesso grande Papa polacco ha suggerito della donna sempre un’immagine subalterna.

30 ANNI DAL REFERENDUM SULL'ABORTO / 1

Il 17 maggio 1981 in Italia a larga maggioranza fu respinto il Referendum abrogativo della Legge 194, la legge che istituiva per le donne la possibilità di interrompere la gravidanza nelle strutture pubbliche, in presenza di ben definite condizioni. Tale legge fu varata il 22 maggio 1978, su impulso dei Radicali e di altri gruppi laici, che oggi definiremmo della società civile, e che  trovarono nei Socialisti craxiani la sponda politica per farla approvare, non senza difficoltà e furiose polemiche in Parlamento e nel Paese. Divenne una violenta occasione di conflitto ideologico e culturale tra le forze che dicevano di  rifarsi alla profonda tradizione cattolica, presente in Italia, e un trasversale schieramento di idee che andava oltre lo schieramento politico che si configurava in Parlamento. La Democrazia Cristiana decise di cavalcare la crociata antilaica su ispirazione e piuttosto pressante mandato delle Gerarchie Vaticane, e impose questo confronto, anche se con un‘aggressività ideologica leggermente inferiore a quella tenuta sull'altro Referendum antidivorzista del 1974, pure squillantemente perso. Essa si alleò con le frange più oltranziste e reazionarie della politica e della società. Questa Legge ha trent'anni e, possiamo dire, ha dato buona prova di sé, nonostante i ripetuti tentativi di attaccarla, di deprivarla d'incidenza reale, da parte sia delle Destre esplicite, presenti, nelle varie forme, nei Governi dal 94 in poi, che di quei comportamenti culturali, tipici di numerosi esponenti del berlusconismo che, se pur si definiscono laici e liberi, in realtà sono da “atei devoti”. Non potendo attaccare la legge 194 frontalmente, hanno molto favorito, spesso in maniera ricattatoria nei confronti dei Sanitari non del tutto convinti, il Diritto all'Obiezione di coscienza contro l'interruzione nei Reparti di Ginecologia; imponendo inoltre nei Consultori, come primo step per arrivare all'aborto terapeutico assistito negli Ospedali, la presenza degli attivisti del “Movimento per la vita”, al fine di “convincere” le donne a desistere. Ma nessuna donna, che ha varcato le soglie di un Consultorio per iniziare la dolorosa trafila, è mai stata convinta a recedere. Questo perché la donna che l'affronta ha innanzitutto fatto i conti con la propria coscienza, il proprio vissuto; ha maturato una decisione grave che la vede come protagonista assoluta e unica, in compagnia del proprio angosciante dramma. Perché abortire è sempre una decisione che segna nel profondo la propria esistenza. Comunque, anche in questa chiave , la legge ha funzionato, perché gli aborti sono diminuiti del 50% dall'80 fino ad oggi ;anche se, invece, l'abortività delle donne straniere, presenti in Italia è del 33% del totale; senza considerare la quantità di donne straniere che, non potendo andare negli Ospedali per la sciagurata politica del nostro Governo, ricorrono alle Mammane e a forme clandestine di aborto. In ogni caso, inItalia, il tasso di abortività su 1000 donne, che oggi si assesta intorno all'8,3%, è uno dei più bassi dei paesi industrializzati. Ciò è avvenuto perché, parallelamente alla legge, si è sviluppata una più aperta, consapevole e mirata educazione alla sessualità responsabile, volta a rendere la donna libera di disporre del proprio corpo. Perché è questo il fine ultimo della Legge: non quello di considerare molto stupidamente l'aborto una forma estrema di contraccezione; ma una forma di riappropriazione della propria libertà: un'emancipazione dalle schiavitù culturali che hanno visto la donna unicamente come passivo ricettacolo della generazione. Come per gli attuali Referendum sulla riappropriazione pubblica dell'acqua e contro il Nucleare, anche trent'anni fa si trattò di un movimento dal basso, democratico e nonviolento, che trasformò radicalmente la società italiana nella riappropriazione e nell'esercizio dei Diritti Umani.

LA "COMUNE DI PARIGI" E IL SOCIALISMO REALE

Dal 21 al 28 Maggio 1871 a Parigi si consumò la "Settimana di sangue". Essa fu la risposta dell'esercito regolare francese del Presidente Thiers al primo esperimento di "Governo Popolare" della storia. Essa fu ispirata a bieca reazione e cieca paura viscerale per la presa di coscienza sociale. Qualcosa come 20mila esecuzioni sul posto nel corso di una battaglia ferocissima, combattuta strada per strada, casa per casa; con una disparità di forze impressionante, in cui i soldati ben armati, sostenuti dall'artiglieria di campagna, combatterono con operai, popolani e popolane armati molto sommariamente, ma spinti da una forza e un convincimento eroici. L'ultimo massacro si consumò a ridosso di uno dei lati esterni del Pére Lachaise, il Cimitero monumentale di Parigi: 147 Comunardi (o Fédérés, come si chiamavano all'epoca), freddati sull'orlo di una grande fossa comune e lì interrati. E non finì lì: i Tribunali Speciali dell'Esercito, sulla base della Legge Marziale, ancora perdurante formalmente, irrorano più di 13500 condanne a morte e 7mila deportazioni nella Nuova Caledonia. L‘esperienza della Comune nacque come la rivolta del popolo di Parigi, stremato dalla disastrosa guerra franco-prussiana, incautamente voluta dal regime bonapartista agli sgoccioli, che segnò la fine ingloriosa di Napoleone III. Scoppiò il 18 marzo: ma fu solo il 26 dello stesso mese che, avendo l'esercito abbandonato la città, fu proclamata la Comune. All'inizio non aveva idee chiare sul cosa fare: v'erano rappresentanti dei diversi orientamenti della Sinistra; che allora come oggi erano divisi su tutto…Però acquistarono man mano sempre più peso i portatori di istanze radicali: ancora più a sinistra di Auguste Blanqui, il rivoluzionario socialista proudhoniano: i nuovi erano espressione della linea politica dell'Internazionale Socialista di Marx ed Engels, molto più organizzati e consapevoli ideologicamente. I due fondatori del Socialismo Scientifico compresero che sarebbe stata un'avventura senza sbocchi, e non furono loro a caldeggiare la rivolta armata; ma una volta che videro l'incoercibile volontà collettiva, non si tirarono indietro nel sostenerli, assumendosene anzi una sorta di responsabilità morale. E colsero l'enorme l'importanza storica dell'avvenimento: l'"Assalto al cielo", lo definì Karl Marx. In quei 72 giorni di Governo collettivo furono varate misure "straordinarie", di grande valore simbolico, come la requisizione delle Fabbriche abbandonate dai proprietari fuggitivi; esse sarebbero state gestite dai "Comitati di Salute Pubblica" eletti dagli stessi operai: e questa fu l'idea sulla cui base Lenin, nel corso della Rivoluzione Bolscevica del 1917 in Russia, creò i Soviet, cioè i Consigli, le Assemblee, diremmo oggi. Considerò tout-court proprietà pubbliche, tutti i possedimenti improduttivi della Chiesa: ma in questo riprese la vecchia Legislazione Montagnarda-Giacobina, della Rivoluzione dell'89, poi sostanzialmente confermata da Napoleone I. La Comune varò una serie di Leggi, in un "quadro organico", diremmo oggi, a favore dei diritti delle donne e dei bambini: e fu anche per questo che ebbe numerose eroine e martiri donne; alcune anche famose. Una volta questo lato del Cimitero era punto di arrivo di una sorta di riconoscimento postumo che la gauche (la sinistra) tributava a uno dei suoi martirologi: la Montée au mur des Fédérés, poi sostituito dalla Festa del Primo maggio. E quest'anno, proprio in occasione del 140° Anniversario, ci sarà una stagione di eventi volti a celebrare, ma anche a cercare di comprendere meglio la portata attuale di quell'evento. Se lo consideriamo come il prodromo delle Rivoluzioni che portarono alle varie forme dei regimi del "Socialismo Reale" (Unione Sovietica, Repubblica Popolare Cinese, ecc.), non dovrebbe essere un bel ricordare, considerando la "fine" che hanno fatto questi regimi: diventare delle "prigioni" a cielo aperto, delle "odiose dittature di stampo hitleriano", così fu definita negli anni 70 l'URSS dallo stesso Mao Ze-dong, senza risolvere, anzi aggravando, i problemi economici. sociali e di sviluppo per i quali tali regimi si erano instaurati. Tuttavia la questione non sta solo in questi termini. Le lotte sociali, con tutta la scia di martìri, sacrifici, sofferenze, esistenze spezzate che ha comportato, non sono da vedere solo nell'ottica in ciò che di male e di distorto ha realizzato: anzi, soffermarsi e "chiudere" esclusivamente sugli effetti negativi realizzati, è una pericolosa distorsione ideologica; simmetrica e opposta a quella dell'inneggiamento acritico. L'esperienza della Comune, per esempio, ha portato alla totale sconfitta di ogni successivo tentativo delle forze reazionarie di instaurare regimi (troppo) autoritari: la borghesia francese vide nel proletariato urbano delle tigri dormienti, che era meglio non stuzzicare eccessivamente; per questo non diede corso ai vari tentativi di colpo di stato, come quello del legittimista Gen. Mac Mahon (1875) e di quello meno grave dell'altro Gen. Boulanger (1890). Anzi, per quest'ultimo furono decisive le grandi manifestazioni di piazza organizzate dalle componenti politiche di sinistra, anche marxista, riammesse alla legalità. Inoltre la spinta ideale di quelle forze, fu lo spunto e l'esempio vissuto che spingeva verso la difesa dei Diritti di rappresentanza sindacale, e il suo nesso inscindibile con la democrazia e l'ampliamento della sfera dei diritti collettivi. Poi c'è da considerare che questi regimi arrivarono al potere grazie alle spinte ideali di molti che credevano in buona fede che essi sarebbero stati la palingenesi, cioè la trasformazione dell'umanità. Solo "dopo" ci si rese conto del terribile