30 ANNI DAL REFERENDUM SULL'ABORTO / 1

Il 17 maggio 1981 in Italia a larga maggioranza fu respinto il Referendum abrogativo della Legge 194, la legge che istituiva per le donne la possibilità di interrompere la gravidanza nelle strutture pubbliche, in presenza di ben definite condizioni. Tale legge fu varata il 22 maggio 1978, su impulso dei Radicali e di altri gruppi laici, che oggi definiremmo della società civile, e che  trovarono nei Socialisti craxiani la sponda politica per farla approvare, non senza difficoltà e furiose polemiche in Parlamento e nel Paese. Divenne una violenta occasione di conflitto ideologico e culturale tra le forze che dicevano di  rifarsi alla profonda tradizione cattolica, presente in Italia, e un trasversale schieramento di idee che andava oltre lo schieramento politico che si configurava in Parlamento. La Democrazia Cristiana decise di cavalcare la crociata antilaica su ispirazione e piuttosto pressante mandato delle Gerarchie Vaticane, e impose questo confronto, anche se con un‘aggressività ideologica leggermente inferiore a quella tenuta sull'altro Referendum antidivorzista del 1974, pure squillantemente perso. Essa si alleò con le frange più oltranziste e reazionarie della politica e della società. Questa Legge ha trent'anni e, possiamo dire, ha dato buona prova di sé, nonostante i ripetuti tentativi di attaccarla, di deprivarla d'incidenza reale, da parte sia delle Destre esplicite, presenti, nelle varie forme, nei Governi dal 94 in poi, che di quei comportamenti culturali, tipici di numerosi esponenti del berlusconismo che, se pur si definiscono laici e liberi, in realtà sono da “atei devoti”. Non potendo attaccare la legge 194 frontalmente, hanno molto favorito, spesso in maniera ricattatoria nei confronti dei Sanitari non del tutto convinti, il Diritto all'Obiezione di coscienza contro l'interruzione nei Reparti di Ginecologia; imponendo inoltre nei Consultori, come primo step per arrivare all'aborto terapeutico assistito negli Ospedali, la presenza degli attivisti del “Movimento per la vita”, al fine di “convincere” le donne a desistere. Ma nessuna donna, che ha varcato le soglie di un Consultorio per iniziare la dolorosa trafila, è mai stata convinta a recedere. Questo perché la donna che l'affronta ha innanzitutto fatto i conti con la propria coscienza, il proprio vissuto; ha maturato una decisione grave che la vede come protagonista assoluta e unica, in compagnia del proprio angosciante dramma. Perché abortire è sempre una decisione che segna nel profondo la propria esistenza. Comunque, anche in questa chiave , la legge ha funzionato, perché gli aborti sono diminuiti del 50% dall'80 fino ad oggi ;anche se, invece, l'abortività delle donne straniere, presenti in Italia è del 33% del totale; senza considerare la quantità di donne straniere che, non potendo andare negli Ospedali per la sciagurata politica del nostro Governo, ricorrono alle Mammane e a forme clandestine di aborto. In ogni caso, inItalia, il tasso di abortività su 1000 donne, che oggi si assesta intorno all'8,3%, è uno dei più bassi dei paesi industrializzati. Ciò è avvenuto perché, parallelamente alla legge, si è sviluppata una più aperta, consapevole e mirata educazione alla sessualità responsabile, volta a rendere la donna libera di disporre del proprio corpo. Perché è questo il fine ultimo della Legge: non quello di considerare molto stupidamente l'aborto una forma estrema di contraccezione; ma una forma di riappropriazione della propria libertà: un'emancipazione dalle schiavitù culturali che hanno visto la donna unicamente come passivo ricettacolo della generazione. Come per gli attuali Referendum sulla riappropriazione pubblica dell'acqua e contro il Nucleare, anche trent'anni fa si trattò di un movimento dal basso, democratico e nonviolento, che trasformò radicalmente la società italiana nella riappropriazione e nell'esercizio dei Diritti Umani.

Nessun commento:

Posta un commento