I giardini del Destino

David è un politico; conosce una ragazza che gli ispira un discorso, alla vigilia di una sconfitta, tale da trasformarla  in una sicura vittoria domani. Se ne innamora, ma dei misteriosi personaggi gli impediscono di vederla. Chi sono? Ha avuto un grande coraggio l’attore Matt Damon, protagonista del film, ad affidarsi al debuttante regista George Nolfi, anche sceneggiatore e produttore del film (USA, 11). D’altronde Nolfi è stato sceneggiatore di successo, autore di uno dei copioni della serie “Bourne”. Il presente film è tratto da un racconto del grande autore di Sci. Fi., ormai divenuto culto, Philip K. Dick: come lo sono stati “Blade Runner”, “Minority Report” e tanti altri. E’ inconfondibile la sua vena disperatamente romantica e profondamente umanistica, pur quando si pone problemi di assoluta metafisica, come in questo film. L’uomo è davvero libero nella sua volontà, o è condizionato sulla base di un qualche “disegno” architettato da un’entità? Il film si pone questo problema così assoluto con semplicità laica e diretta forza narrativa basata sul convincimento che emanano gli “angeli” di essere tali, e che il regista accredita presso di noi senza nessunissima enfasi. E’ così perché riesce a farceli apparire reali; direi quotidiani.  C’è un uso molto sobrio, veloce ed efficace di effetti speciali (curati da John Bair, Justin Ball, e Randall Balsmeyer); ma è la scenografia di Kevin Thompson, illuminata dalla fotografia del mago pluri-Oscar John Toll, a darci quell’atmosfera visuale di urbana mediocrità esistenziale, ma nelle cui linee, così banalmente prevedibili, si può nascondere di tutto, anche l’assoluto. Come le “porte”, che ci aprono mondi diversi, tutti attorno a noi: anche se la citazione è da “Matrix”, l’uso che ne fa è veloce e personale. Lancinante e intensissima è la storia d’amore, gravida di libertà, dei protagonisti.

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