GIACOMO LEOPARDI, NOSTRO CONTEMPORANEO.

L'XI Edizione del FestivalFilosofia tenutosi a Modena-Sassuolo-Sarzana dal 16 al 18 settembre '11, diretto dal filosofo e cattedratico  Remo Bodei, ha avuto come tema la questione "Cosa è accaduto alla Natura?". E' un tema di stringentissima attualità, perché è ormai idea comunemente recepita, che la natura non è un contenitore amorfo, impassibile e passivo delle nostre gesta. Tralasciando tutti gli importanti contributi, che meriterebbero un'analisi approfondita, come quello di Zygmunt Bauman, c'è da notare che una delle più significative e costanti denotazioni del tema del Festival era "Natura matrigna". Già questa locuzione di per sé, sulla base di ricordi scolastici, richiama fortemente un aspetto essenziale del "pensiero" del poeta Giacomo Leopardi, quella parte che riguardava il cosiddetto (scolasticamente) "Pessimismo Cosmico", in cui il poeta recanatese superava la considerazione positiva della "Natura". Egli, sulla base della lezione illuminista e sociale di J.-J.Rousseau, nella prima fase della sua riflessione, distingueva l'ambiente storico, "teatro" delle trasformazioni apportate dall'uomo, da quello naturale. E affermava che quest'ultimo è "di per sé" portatore dell'istanza di "Felicità", perché essa sarebbe insita nell'armonia e nell'equilibrio che vi osserviamo nell'insieme; ed è un tema che addirittura si è caratterizzato come uno dei valori comuni da realizzare concretamente nel "mettere in pratica" la Filosofia dei Lumi,. E' l'uomo che, per affermare il suo egoismo, la sua brama incontrollabile di possesso, di controllo sulla natura stessa, altera irreparabilmente quest'equilibrio. Questa fase leopardiana è comunemente indicata nella manualistica letteraria come "Pessimismo Storico". Tuttavia, la riflessione filosofica leopardiana approfondisce e discute continuamente  tutti quei temi che sono il cuore della sua poesia, confrontandosi con l'esperienza personale, storica e a lui contemporanea: non ne dà una versione dogmatica. In ciò lo "Zibaldone", singolare e ricchissimo "diario di lavoro" intellettuale, vera e propria miniera senza fondo di spunti, intuizioni, spesso geniali, ne è testimone fedele. Egli arriva alla considerazione filosofica più propriamente materialistica, per cui la natura è indifferente, rispetto alle gesta dell'uomo. E', appunto, come una matrigna che, avendo dato i natali ai suoi figli, se ne disinteressa. Non è che sia cattiva: semplicemente obbedisce alle sue leggi. E' un "problema" dell'uomo, comprenderle e accettarle. Però in questo taglio riflessivo si concentra la novità e la profonda attualità del pensiero leopardiano. E' solo la vulgata mistificata dal giudizio di B.Croce, e dei molti suoi seguaci, che hanno impoverito la figura di questo poeta-intellettuale, rendendolo una barzelletta di  piagnone insoddisfatto. Giacomo afferma sempre che il rapporto con la Natura c'è ed è articolato, in quanto dobbiamo comprendere seriamente e profondamente, le sue "ragioni": solo così potremo conviverci; altrimenti si fa la fine preconizzata, in chiave sarcastica, ma molto realistica, nel famoso "Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo" (1824), nelle "Operette morali". Lo gnomo, da sottoterra va in superficie, per sapere che fine avessero fatto gli umani: lo chiede a un folletto; questi gli dice che si sono estinti "parte guerreggiando..parte mangiandosi l'un l'altro…parte ammazzandosi..parte…studiando tutte le vie per andare contro la propria natura". Nel mentre si nota che la scomparsa di una specie di abitanti della Terra non è un fatto insolito nella sua storia, come ci testimoniano i molti reperti ossificati, egli continua affermando che "le altre cose, benché sia dileguato il genere umano, ancora durano e procedono come prima, dove essi credevano che il mondo fosse loro e mantenuto per loro soli…e la terra non sente che le manchi nulla". Leopardi, come dice il filosofo Roberto Esposito, in uno dei contributi al FestivalFilosofia, è un antesignano profetico (come lo era P.P.Pasolini negli anni 70 nella sua polemica contro il consumismo) del superamento dell'ottica antropocentrica nei confronti della Natura. Oggi numerosi pensatori parlano di "Principio-Responsabilità" (Hans Jonas) da adottare verso di lei; collettivamente, tutti: perché periremo o ci salveremo tutti insieme.

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