I FESTIVAL DELLA MENTE (E DEL CUORE)
Nel mese di settembre sono piazzati alcuni degli appuntamenti più stimolanti della vita culturale nazionale. A partire dal Festival del Cinema di Venezia, che, dall’alto dei suoi onorati 68 anni di vita, è un po’ il decano, il papà di tutti. Oggi però l’idea di Festival che si vuole mettere in essere non è più quella corrispondente a quella veneranda di Venezia, diretta dal capace Marco Muller, benché ancora valida, con tutti i suoi limiti. Essa prevede un numero di prodotti presentati ad una Giuria, preferibilmente competente e di prestigio, tra i quali si sceglie il/i vari “winner”, più una serie di eventi collaterali più o meno collegati. Su queste “classiche” coordinate vi sono le innumerevoli varianti locali: la più simpatica per me è quella che caratterizza il Festival del Cinema di Locarno, che si tiene nella prima decade agostana. Lì il clou del Concorso sono le “Proiezioni di Piazza”, che si tengono all’aperto davanti a numeroso pubblico, per lo più free (non di cinefili): ci vuole coraggio a presentare un’anteprima, perché le sue reazioni sono ingestibili. E’ stato invece il Festival della Letteratura di Mantova a rivoluzionare quest’idea; e, contemporaneamente, quella dei concorsi letterari. In questi la struttura era ancor più cattedratica e centralistica: un tizio metteva su un nucleo di esperti, professoroni con occhiali e chili di forfora, che decideva inappellabilmente di libri presentati dalle più potenti e note case editrici, che ne pompavano il ritorno mediatico con trombette e putipù. Poi, recentemente, si è visto che più d’uno di questi Direttori non era tanto insensibile alle languide corruttive occhiate degli editori. Dal 1997, quando è nato, il “Festivaletteratura” di M., sponsorizzato dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione Lombardia, si è posto con una scommessa che è risultata vincente. Non c’è Giuria, ma solo un solerte Comitato organizzatore che mette in ampi spazi pubblici -che possono essere piazze, androni di palazzi ecc., possibilmente davanti a bar- il pubblico dei lettori “normali”, cioè non principalmente i critici, gli esperti a vario titolo, in relazione dialogante con gli scrittori. Esso, iniziato il mercoledi 7 settembre si è chiuso domenica 11. Non sono le solite interviste, ma veri e propri dibattiti, coordinati dagli stessi organizzatori, a volte con fuochi di fila critici, più spesso con pacati e serrati approfondimenti originali che scaturiscono dal confronto con gente che il libro l’ha letto davvero, e si aspetta non le solite parole di circostanza, dettate dai press agent editoriali, ma pensieri “pensati”. Gli stessi organizzatori fungono da Direzione Editoriale, cioè scelgono le tematiche e invitano gli stessi autori: ma si avvalgono di numerose, spesso entusiastiche collaborazioni volontarie: soprattutto, ma non solo, giovani lettori e lettrici, italiani e non, che fungono da “esperto collettivo”. Tali collaborazioni sono già alla “seconda generazione”, perché i diventati meno giovani hanno formato i nuovi. Il lavoro precipuo, anzi, di questo infaticabile Comitato, la cui anima è l’editrice e gallerista Marzia Corraini, è di coordinare queste proposte, evitando la sfilata di “soliti noti”, ma puntando su talenti reali, magari non sponsorizzati dalle potenti Case Editrici, che pure sono presenti. Anzi esse, insieme alle meno importanti, ne sono diventati sponsor, perché è un universo di lettori reali; di cui è interessante testare le impressioni dal vivo sulla validità dei nuovi prodotti letterari, ovvero dei loro investimenti. Tenendo conto che si deve declinare qualità letteraria con scelte editoriali che incontrino i gusti, sia pur variegati, dei vari pubblici. Si cita, tra gli altri, l’esempio della venuta della scrittrice Herta Muller, però prima che fosse insignita del Premio Nobel della Letteratura, su consiglio di una di queste volontarie non italiane. Benché su tematiche più articolate e mirate, ma organizzato sulle stesse modalità “partecipate”, è affine al precedente il FestivalFilosofia di Modena, dal 16 al 18 settembre, diretto da Remo Bodei, la cui prima edizione fu nel 2001, all’indomani dell’11Settembre. Tema di quest’anno è il Rapporto con la Natura, la “madre-matrigna di sempre”. A riguardo, a me mi fa incocciare la freva il seguente pensiero: ma perché non farlo da noi? Cosa ci manca? Questo tipo di attività richiede soprattutto un’idea particolare, culturalmente ampia e incisiva, collegata ad invitanti e “usabili”, diffusi spazi urbani e territoriali, che da noi certo non mancano. Allora perché non dare vita, tra Portici-Ercolano-Torre d. Gr.-S.Giorgio a Cr. (il mitico Miglio d’Oro); oppure Somma-Sant’Anastasia e la fascia vesuviana nord, ad una Festival fatto di eventi tematicamente connessi, con al centro storia, filosofia, spettacolo (cinema, teatro, musica ecc.) relativa all’Illuminismo? Il titolo potrebbe essere proprio “Dialoghi dell’Illuminismo”: questa fase storica, già di per sé ricca e complessa, ha visto il manifestarsi in tutta l’area di una vasta e originale cultura; ma anche di concrete pratiche di buon governo; insomma: un passato per il nostro futuro.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento